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“LA MUSICA FRANCESE E ITALIANA NEL ‘400”

 

 

PROGRAMMA

 

 

1) AYME' SOSPIRI - Anonimo (Escorial)

2) VERGINE BELLA (G. Dufay)

3) BALLO AMOROSO - Strumentale (G. Ambrosio - Paris, ital.476)

4) PIANGETE DONE - Anonimo (Escorial)

5) O GRATIOSA VIOLA - Anonimo (Escorial)

6) LEONCELLO - Strumentale (G. Ambrosio - Paris, ital.476)

7) FATE D’ARERA - Anonimo (Escorial)

 

II  Parte

 

1) LA VIDA DE COLIN - Anonimo (Montecassino)

2) PETIT VRIENS – Strumentale (G. Ambrosio - Paris, ital.476)

3) PAR DROIT (G. Dufay)

4) QUANT LA DOULCE JOUVENCELLE  (Anonimo)

5) NE VOUS PLAINDES  (Anonimo)

6) CE JOUR DE L’AN  (G. Dufay)

7) BEN SO CHE MIA MENTE - Anonimo (Escorial)

 

 

Nel XV secolo la musica  dei maestri fiamminghi, grazie al loro peregrinare nelle corti più importanti, si diffuse in tutta Europa; un’arte raffinata, sapiente e anche astuta (es. il canone), che veniva utilizzata per dare forma ai maggiori generi musicali del tempo. Così nelle Messe e nei mottetti possiamo trovare i nomi dei più grandi artisti del ‘400: Dufay, Binchois, Ockeghem. Questi dedicarono anche particolare attenzione al repertorio profano delle “chanson”, in cui il tema ricorrente dell’amore cortese, spesso sofferto, era fonte d’ispirazione poetica. L’arte del contrappunto si dispiega anche in queste pagine, utilizzando le tecniche  compositive  dell’imitazione, del falso bordone, degli inserti strumentali nelle voci, della tecnica della doppia o tripla chanson, ed altri. Contemporaneamente, negli stessi paesi, si  tramanda la musica autoctona attraverso la prassi del cantar  “a mente”, accompagnandosi con la viella o il liuto, abitudine che ritroveremo nelle frottole per liuto e voce secondo schemi e forme completamente diverse.

In Italia sopravvive una musica più semplice di quella fiamminga; forse non riesce a trovare il luogo e lo spazio per svilupparsi con la stessa dignità, ma trasmette una “quotidianità” , un senso “rustico”, che la rende affascinante. Purtroppo sono poche le testimonianze scritte di questo genere

(che prende il nome generico di strambotto), sparpagliate qua e là nei maggiori manoscritti del ‘400.

Alcuni brani trattano argomenti “piccanti”, altri più poetici; l’andamento ritmico delle parti è più omogeneo, l’intelligibilità è garantita.

 

Il programma vuole dare una panoramica della musica profana italiana del ‘400, con particolare riguardo a quel repertorio dai tratti “popolari” che ci avvicina di più alla vita quotidiana e di paese.

La vida de colin, Fate d’arera sono tra i  brani più rappresentativi di questa musica. Il primo rievoca un tale “ Colin” o “Colinet”, indefinibile membro di una famiglia di giullari e musicisti attivi nel corso del XV secolo;Lo scioglilingua della seconda parte potrebbe rievocare il suono degli strumenti di questi esecutori, così come il loro stato di ebbrezza.

 

La cospicua presenza di composizioni di autori fiamminghi nei MSS europei del ‘400 testimonia come la cultura di questi ultimi si era  espansa in tutto il continente. Uno dei massimi esponenti di questa cultura è senza dubbio G. Dufay. Nel programma sono stati inseriti alcune sue composizioni particolari. Par droit ha la caratteristica di essere costruita su un tema fugato a cui si contrappongono   due voci in contratenor. Di carattere completamente opposto è il brano Ce jour de l’an dove si racconta delle gioie, dei canti e delle danze in un particolare giorno di festa. Vergine bella, su testo del Petrarca, è una delle poche composizioni su testo italiano di Dufay. In forma libera rappresenta indubbiamente una delle pagine più affascinanti di tutto il 400.

L’Escorial IV a 24 contiene un centinaio di brani tutti di carattere profano. Piangete done  è una giustiniana  ove le due voci si intrecciano e si seguono come in un avvicendamento amoroso. In O graziosa mia viola e Aymè sospiri  la prima voce comincia ad assumere un ruolo di maggiore importanza rispetto alle altre, preludiando la nascita della monodia accompagnata; in Ben so che mia mente al superius  sono affidati anche piccoli passaggi virtuosistici. Fate d’arera è sicuramente il brano più “popolare” dell’intera raccolta; basato su un testo che racchiude in sé diverse espressioni popolaresche, nonché dialettali, il brano sembra voler accompagnare una commedia teatrale; il matrimonio forzato, il rifiuto da parte di lei, gli approcci insistenti del marito, ed infine il ricatto, fanno parte di una storia molto vicina alla realtà di certe culture del nostro meridione.

Per completare il quadro della musica del quattrocento europeo abbiamo inserito nel programma alcuni brani strumentali alcuni originariamente scritti per accompagnare la danza.

  

                                                                                    

“ENSEMBLE 400” 

Vera Marenco - voce

Marcello Serafini – viella, liuto, chitarra rinascimentale

Aimone Gronchi – voce , viella

Maria Notarianni – arpa, organo portativo

 

 

 
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